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lunedì 25 marzo 2013

In altre parole...



Tempo fa mi sono imbattuta in un'immagine il cui significato mi ha colpito profondamente (infatti vorrei dedicare un post solo a questo più avanti).
L'immagine illustra la tecnica giapponese del Kintsukuroi, che letteralmente significa 'riparare con l'oro', cioè l'arte di aggiustare la ceramica con oro o argento laccato, ma soprattutto la comprensione che il pezzo finale, una volta aggiustato, sia molto più bello, prezioso, unico di quello originario, proprio perchè  è stato rotto e abbia creato una storia. Trovo che sia un'idea bellissima e mi fa pensare a quanto valga così anche per la nostra vita e per le esperienze che facciamo: per quanto a volte ci lascino un po' ammaccate e doloranti, alla fine in qualche modo sono proprio queste esperienze che ci rendono grandi e migliori e ci portano ad essere ciò che siamo.
 
Quindi, andando a ricercare l'origine dell'immagine, ho scoperto un sito davvero molto bello

il cui scopo è proprio quello di dare definizioni per parole poco comuni e con un significato ben preciso. Il nome del blog è Otherwordly e deriva da ‘otherworldly’(=ultraterreno), e vuole indicare qualcosa di strano e carino. E' un blog sulle parole, da ogni lingua, che spesso non possono essere tradotte. A volte sono solo parole per indicare sensazioni e sentimenti che abbiamo provato ma a cui non siamo mai stati in grado di dare un nome. A volte, per stessa ammissione dell'autrice, sono solo parole che 'suonano bene'.
Di sè l'autrice purtroppo non dice molto, sappiamo solo che è una donna e che vive in California, ama i caffè, i camini, le persone e le tartarughe, ma soprattutto...le parole.

Torniamo al blog e alle sue parole...
Molto spesso esistono definizioni precise di sensazioni o situazioni in alcune lingue, mentre in altre no. Ricordo ad esempio che leggendo, secoli fa, 'Il senso di Smilla per la neve' di Peter Hoeg nella parte iniziale del libro l'autore spiegava proprio che esistono moltissimi modi diversi in lingua 'inuit' (la lingua degli eschimesi per intenderci), per descrivere i diversi tipi di neve e ghiaccio, a seconda del suo stato di aggregazione, consistenza,  freschezza, provvisorietà... cosa impensabile in altre lingue.  Il senso di Smilla, la protagonista, era per l’appunto la conoscenza dei molti termini, capaci di descrivere in modo esatto lo stato della neve e del ghiaccio.
Ecco, è proprio questo quello di cui parlo.
La parola giusta per dire ESATTAMENTE quella cosa, come spiegavo anche io nel mio vecchio post Senhsucht. Qualche esempio, giusto per farvi capire meglio.

Lo sapevate, ad esempio, che per definire un posto 'speciale', dove qualcuno ama nascondersi per starsene tranquillo e rilassarsi, in svedese può essere descritto con una sola bellissima parola: 'smultronställe', che letteralmente significa :"il posto delle fragoline di bosco" ('wild', selvagge in inglese)?
Vorrei tanto avere uno smultronställe oggi! Possibilmente senza pioggia. ;)
Oppure ancora, sapete che in Spagnolo esiste una parola che indica un luogo da cui un individuo attinge energia, dove ci si sente a casa, un luogo in cui poter essere il vero autentico sé...ecco tutto questo si traduce in una sola bellissima parola spagnola: quarencia. (immaginiamolo ovviamente pronunciato con un certo accento...).



Sapevate ad esempio che la parola 'dormiveglia' (cioè quel momento in cui non si è ancora del tutto svegli, ma nemmeno si sta più dormendo) esiste praticamente solo in italiano?

Ecco ancora un'altra parola che mi ha colpito: è 'caim', di origine scozzese/gaelica e sta ad indicare letteralmente un "santuario", un circolo invisibile di protezione, tracciato attorno al corpo con la mano, per ricordare che sei al sicuro ed amato, anche nei momenti più bui.
Io trovo che evochi un'immagine bellissima.
Adesso vi lascio con un'ultima parola, invitandovi a perdere qualche minuto per fare un giro su questo tumblr se potete...sono sicura che troverete anche voi qualche parola speciale che vi toccherà il cuore. L'ultima parola è 'sankofa', di origine indonesiana, significa letteralmente 'torna indietro e prendilo', sta a significare che dobbiamo guardare al passato cosicchè possiamo comprendere come siamo diventati ciò che siamo e andare avanti verso un futuro migliore.



giovedì 24 gennaio 2013

Sehnsucht


A volte non si trovano le parole per descrivere emozioni e stati d'animo. Si cerca di spiegare, di dare un senso, ma resta sempre qualcosa di inespresso. Si fanno giri strani con le parole, non si sa bene dove mettere punti e virgole. E, per quanto ci si impegni, non si riesce mai del tutto a dire e trasmettere quello che si voleva comunicare.

Avevo questo ricordo di una parola tedesca, scritta su un quadretto comprato in Germania quando avevo sedici anni (è l'illustrazione che vedete sopra). Per tantissimo tempo questa immagine ha fatto capolino sopra il mio letto nella cameretta da ragazza. Sono andata a riguardarlo ed è proprio come me lo ricordavo: non solo l'immagine, ma la PAROLA. Eccola! Esiste!
Non serve più girarci intorno, basta solo quella perché in sè dice già tutto ciò che avrei voluto dire io con mille altre parole...
E allora smetto di scrivere e ve la metto qua...

SEHNSUCHT

Secondo Ladislao Mittner indica l'"anelito" verso qualcosa di ancora mai attinto. Può ricordare la nostalgia (Heimweh), ma mentre la nostalgia è il desiderio di riappropriarsi del passato, spesso legato ad oggetti precisi, la Sehnsucht è la ricerca di qualcosa di indefinito nel futuro. Più precisamente, si potrebbe tradurre Sehnsucht con "desiderio del desiderio": deriva infatti dai termini das Sehnen, il desiderio ardente, e die Sucht, la dipendenza. Letteralmente, quindi, Sehnsucht potrebbe essere tradotto come dipendenza dal desiderio, ovvero 

il costante anelito che porta l'essere umano a non accontentarsi mai di ciò che raggiunge o possiede, ma lo spinge sempre verso nuovi traguardi. 


Un concetto affine è quello di malinconia. Heidegger, invece, ne individua un diverso significato, poiché Sucht è da intendere nel suo significato originario come "dolore" : "La nostalgia (Sehnsucht) è il dolore della vicinanza del lontano".
C.S. Lewis descrive la Sehnsucht come "l'inconsolabile desiderio" nel cuore dell'uomo "per non si sa che cosa".

 
Sehnsucht  is a German noun translated as "longing", "yearning", or "craving", or in a wider sense a type of "intensely missing". 

However, Sehnsucht is difficult to translate adequately and describes a deep emotional state. 

Its meaning is somewhat similar to the Portoguese word, saudade, or the Romanian word dor. The stage director and author Georg Tabori called Sehnsucht one of those quasi-mystical terms in German for which there is no satisfactory corresponding term in another language. Sehnsucht is a compound word, originating from an ardent longing or yearning (das Sehnen) and addiction (die Sucht). 

However, these words do not adequately encapsulate the full meaning of their resulting compound, even when considered together.

Sehnsucht represents thoughts and feelings about all facets of life that are unfinished or imperfect, paired with a yearning for ideal alternative experiences. It has been referred to as “life’s longings”; or an individual’s search for happiness while coping with the reality of unattainable wishes. Such feelings are usually profound, and tend to be accompanied by both positive and negative feelings. This produces what has often been described as an ambiguous emotional occurrence.
It is sometimes felt as a longing for a far-off country, but not a particular earthly land which we can identify. Furthermore there is something in the experience which suggests this far-off country is very familiar and indicative of what we might otherwise call "home". In this sense it is a type of nostalgia, in the original sense of that word. At other times it may seem as a longing for a someone or even a something.

But the majority of people who experience it are not conscious of what or who the longed for object may be, and the longing is of such profundity and intensity that the subject may immediately be only aware of the emotion itself and not cognizant that there is a something longed for

The experience is one of such significance that ordinary reality may pale in comparison, as in Walt Whitman's closing lines to "Song of the Universal":

Is it a dream?
Nay but the lack of it the dream,
And failing it life's lore and wealth a dream
And all the world a dream.